lunedì, marzo 21, 2011

EMERGENCY CONDANNA LA GUERRA IN LIBIA



Ancora una volta i governanti hanno scelto la guerra. Oggi la guerra è “contro Gheddafi”: ci viene presentata, ancora una volta, come umanitaria, inevitabile, necessaria.

Nessuna guerra può essere umanitaria. La guerra è sempre stata distruzione di pezzi di umanità, uccisione di nostri simili. “La guerra umanitaria” è la più disgustosa menzogna per giustificare la guerra: ogni guerra è un crimine contro l’umanità.

Nessuna guerra è inevitabile. Le guerre appaiono alla fine inevitabili solo quando non si è fatto nulla per prevenirle. Se i governanti si impegnassero a costruire rapporti di rispetto, di equità, di solidarietà reciproca tra i popoli e gli Stati, se perseguissero politiche di disarmo e di dialogo, le situazioni di crisi potrebbero essere risolte escludendo il ricorso alla forza. Non è stato questo il caso della Libia: i nostri governanti, gli stessi che ora indicano la guerra come necessità, fino a poche settimane fa hanno finanziato, armato e sostenuto il dittatore Gheddafi e le sue continue violazioni dei diritti umani dei propri cittadini e dei migranti che attraversano il Paese.

Nessuna guerra è necessaria. La guerra è sempre una scelta, non una necessità. È la scelta disumana, criminosa e assurda di uccidere, che esalta la violenza, la diffonde, la amplifica. È la scelta dei peggiori tra gli esseri umani.

Ai governanti che vedono la guerra come unica risposta ai problemi del mondo, rivolgiamo di nuovo l’appello del 1955 di Bertrand Russell e Albert Einstein nel loro Manifesto:

«Questo dunque è il problema che vi presentiamo, netto, terribile ed inevitabile: dobbiamo porre fine alla razza umana oppure l'umanità dovrà rinunciare alla guerra?»

Come ha scritto il grande storico statunitense Howard Zinn: «Ricordo Einstein che in risposta ai tentativi di “umanizzare” le regole della guerra disse: “la guerra non si può umanizzare, si può solo abolire”. Questa profonda verità va ribadita continuamente: che queste parole si imprimano nelle nostre menti, che si diffondano ad altri, fino a diventare un mantra ripetuto in tutto il mondo, che il loro suono si faccia assordante e infine sommerga il rumore dei fucili, dei razzi e degli aerei».

Emergency è contro la guerra, contro tutte le guerre. Ce lo impongono la nostra esperienza, la nostra etica e la nostra cultura, la nostra umanità prima ancora che la nostra Costituzione.

Chiediamo che tacciano le armi e che si riprenda il dialogo, anche attraverso l’invio degli ispettori delle Nazioni Unite e di osservatori della comunità internazionale; chiediamo l’apertura immediata di un corridoio umanitario per portare assistenza alla popolazione libica.



Ufficio Stampa e comunicazione
EMERGENCY
Via Vida 11
20127 Milano

domenica, marzo 13, 2011

ANNIVERSARIO


Al tempo in cui festeggiavano il giorno del mio compleanno,
io ero felice e nessuno era morto.
Nella casa antica, perfino il mio compleanno era una tradizione secolare,
e l’allegria di tutti, e la mia, era giusta come una religione qualsiasi.

Al tempo in cui festeggiavano il giorno del mio compleanno,
avevo la grande salute di non capire alcunché,
di essere intelligente per quelli della famiglia,
e di non aver le speranze che gli altri avevano in mia vece.
Quando arrivai ad avere speranze, non sapevo più avere speranze.
Quando arrivai a guardare la vita, avevo perso il senso della vita.

Sì, quello che fui di supposto per me stesso,
quello che fui di cuore e famiglia,
quello che fui di veglie di semiprovincia,
quello che fui perché mi amavano e perché ero bambino,
quello che fui – Dio mio!, quello che solo oggi so di essere stato...
Com’è lontano!...
(Nemmeno l’eco...)
Il tempo in cui festeggiavano il giorno del mio compleanno!

Ciò che oggi sono è come l’umidità nel corridoio in fondo alla casa,
che provoca muffa nelle pareti...
Ciò che oggi sono (e la casa di quelli che mi hanno amato trema attraverso le mie
[lacrime),
ciò che oggi sono è che abbiano venduto la casa,
è che tutti siano morti,
è che io sia sopravvissuto a me stesso come un fiammifero freddo...

Al tempo in cui festeggiavano il giorno del mio compleanno...
Quale oggetto d’amore è per me quel tempo, come una persona!
Desiderio fisico dell’anima di essere lì un’altra volta,
attraverso un viaggio metafisico e carnale,
con una dualità da me a me...
Mangiare il passato come pane per l’affamato, senza tempo di burro sotto i denti!

Vedo tutto ancora una volta con una nitidezza che mi rende cieco alle cose presenti...
La tavola apparecchiata con dei posti in più, con la porcellana migliore, con dei
[bicchieri in più,
la credenza con molte cose – dolci, frutta, il resto nell’ombra sotto la scansia –,
le vecchie zie, i cugini estranei, e tutto era per me,
al tempo in cui festeggiavano il giorno del mio compleanno...

Fermati, cuore mio!
Non pensare! Lascia il pensiero alla testa!
Oh mio Dio, mio Dio, mio Dio!
Oggi non compio più gli anni.
Perduro.
I miei giorni si addizionano.
Sarò vecchio quando lo sarò.
Nient’altro.
Rabbia di non aver portato in tasca il passato rubato!

Il tempo in cui festeggiavano il giorno del mio compleanno!...



15 ottobre 1929



(di Fernando Pessoa, da "Poesie di Álvaro de Campos")

venerdì, marzo 04, 2011

CANTO DEI MORTI INVANO



Sedete e contrattate
A vostra voglia, vecchie volpi argentate.
Vi mureremo in un palazzo splendido
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco
Purche' trattiate e contrattiate
Le vite dei vostri figli e le vostre.
Che tutta la sapienza del creato
Converga a benedire le vostre menti
E vi guidi nel labirinto.
Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi,
L'esercito dei morti invano,
Noi della Marna e di Montecassino
Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima:
E saranno con noi
I lebbrosi e i tracomatosi,
Gli scomparsi di Buenos Aires,
I morti di Cambogia e i morituri d'Etiopia,
I patteggiati di Praga,
Gli esangui di Calcutta,
Gl'innocenti straziati a Bologna.
Guai a voi se uscirete discordi:
Sarete stretti dal nostro abbraccio.
Siamo invincibili perche' siamo i vinti.
Invulnerabili perche' gia' spenti:
Noi ridiamo dei vostri missili.
Sedete e contrattate
Finche' la lingua vi si secchi:
Se dureranno il danno e la vergogna
Vi annegheremo nella nostra putredine.

14 gennaio 1985


[Da Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 615]

domenica, febbraio 20, 2011

Stonehenge è la località turistica più antica del mondo


(da www.ilgiornale.it)

Le ultime scoperte di alcuni archeologi dimostrerebbero, che un ragazzino sepolto nelle vicinanze del cerchio di pietra, circa 3500 anni fa, sarebbe cresciuto lontanissimo dall'Inghilterra. Il giovane sarebbe originario delle sponde del Mediterraneo

Il sito archeologico di Stonehenge potrebbe essere la località «turistica» più antica del mondo. Le ultime scoperte di alcuni archeologi dimostrerebbero, che un ragazzino sepolto nelle vicinanze del cerchio di pietra degli antichi druidi, circa 3500 anni fa, sarebbe cresciuto lontanissimo dall'Inghilterra. Il giovane sarebbe infatti originario di territori molto più a sud, forse addirittura delle sponde del Mediterraneo. Quello del «ragazzo con la collana d'ambra», così è stato soprannominato perché era stato sepolto con un gioiello al collo, non è nemmeno l'unico corpo trovato nei pressi di Stonehenge ad appartenere ad uno straniero.
«L'arciere di Amesbury, un uomo sepolto con un tesoro di rame ed oro la cui tomba è stata rinvenuta nel 2002, sarebbe infatti originario delle Alpi, mentre un gruppo di uomini e donne le cui tombe sono state scavate nel 2003 sarebbero originari del Galles o, addirittura, del nord della Francia». Jane Evans, l'esperta della British Geological Survey che ha identificato la provenienza degli scheletri dell'Età del Bronzo attraverso un'analisi chimica degli isotopi radioattivi presenti nei loro denti, è convinta che queste persone avevano raggiunto le sponde britanniche proprio per recarsi a Stonehenge, in una sorta di primitivo pellegrinaggio.
«Se oggi si va all'abbazia di Westminster e si guarda chi vi è stato sepolto nel corso dei secoli, quanti di questi sono londinesi? Non credo molti, perché sono stati personaggi grandi e famosi a essere sepolti all'abbazia di Westminster... Stonehenge in modo molto simile è stato un luogo di culto importante e persone di origini diverse lo visitarono e vi furono sepolte».
Il «ragazzo con la collana d'ambra» sarebbe arrivato a Stonehenge quando il cerchio di pietra era già molto antico: è stato costruito 1500 anni prima. «Ha circa 14 o 15 anni ed è sepolto con questa bella collana. La posizione della tomba, e il monile indicano che si tratta di una persona di un certo status», ha spiegato la Evans.
La scoperta spinge anche altri archeologi a rivedere la vulgata sugli spostamenti e i viaggi preistorici. «Gli studiosi per moltissimo tempo si sono opposti all'idea che vi fossero migrazioni di qualsiasi tipo in questo periodo. Ma, chiaramente, questi individui hanno viaggiato attraverso distanze enormi», ha dichiarato Mike Pitts, direttore della rivista "British Archeology".

lunedì, febbraio 07, 2011

Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima



Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.


(Alda Merini, da "La Terra Santa")

sabato, gennaio 22, 2011

Quando ci avete rubato la Terra ci avete rubato il Paradiso

"Per voi uomini bianchi il Paradiso è in cielo; per noi il Paradiso è la Terra.
Quando ci avete rubato la Terra ci avete rubato il Paradiso".
Piccola Foglia

"La terra fu creata con l'aiuto del sole, e tale dovrebbe restare... La terra fu fatta
senza linee di demarcazione, e non spetta all'uomo dividerla... Io non ho mai detto
che la terra è mia per farne ciò che mi pare. L'unico che ha il diritto di disporne è
chi l'ha creata. Io chiedo il diritto di vivere sulla mia terra e di accordare a voi
il privilegio di vivere sulla vostra".
Heinmont Tooyalaket dei Nez Percés

"Il corpo muore. Il corpo è semplicemente ciò che l'anima materialmente possiede.
E' il suo involucro. L'anima prosegue la sua vita".
Susie Billie- Seminole

"Quando togliamo qualcosa alla terra, dobbiamo anche restituirle qualcosa.
Noi e la Terra dovremmo essere compagni con uguali diritti. Quello che noi
rendiamo alla Terra può essere una cosa così semplice e allo stesso tempo
così difficile come il rispetto".
Jimmie Begay - Indiano Navajo

"Non perseguitare e non deridere mai un tuo simile per la sua Religione. Rispetta invece
ciò in cui lui crede, se vuoi che lui, in cambio, rispetti te".
Tecumseh

"Tu che possiedi il giorno fallo bello. Prendi i colori del tuo arcobaleno e sarà bello".
Nootkan

"Io non ho mai rivendicato il diritto di poter fare con la terra quello che ritengo giusto.
L'unico che ha un tale diritto è colui che l'ha creata".
Capo Giuseppe

"Io sono soltanto un uomo. Sono la voce del mio popolo. Quali che siano i loro sentimenti, io dico questo. Non voglio più la guerra.
Voglio essere un uomo. Voi mi negate il diritto di un uomo bianco. La mia pelle è rossa;
il mio cuore è come il cuore di un uomo bianco; ma io sono un Modoc.
Non ho paura di morire. Non cadrò sulle rocce.
Quando muoio i miei nemici saranno sotto di me. I vostri soldati mi hanno attaccato mentre dormivo sul fiume Lost. Essi ci hanno spinto su queste rocce come un cervo ferito..."
Kintpuash (Capitan Jack) dei Modoc

Non si inizi nessun discorso senza mostrare per prima cosa umiltà.
"Io sono ignorante, un pover'uomo", è così che cominciano tutti i discorsi.
"Io non so nulla più di voi che siete seduti intorno a me, ma io vorrei offrirvi il mio umile parere".
Allen C. Quetone, Kiowa

domenica, gennaio 16, 2011

Le mie ore più felici sono quelle in cui non penso a nulla

Sapendo perfettamente come le cose insignificanti abbiano la capacità di torturarmi, evito deliberatamente il contatto con le cose insignificanti. Chi, come me, soffre quando una nuvola passa davanti al sole, come potrebbe non soffrire nell'oscurità del giorno perennemente annuvolato della sua vita? La mia solitudine non consiste in una ricerca di felicità, che non ho la forza di raggiungere; nè di tranquillità, che si ottiene soltanto se non la si è mai perduta. Ma è una ricerca di sonno, di annullamento, di piccola rinuncia.
Le quattro pareti della mia stanza disadorna sono per me al contempo prigione e lontananza, letto e bara. Le mie ore più felici sono quelle in cui non penso a nulla, in cui non voglio nulla, in cui non sogno neppure, perso in un torpore di vegetale errato, mero muschio cresciuto sulla superficie della vita. E senza amarezza assaporo l'assurda consapevolezza di non essere nulla, sapore previo della morte e della cancellazione.
No ho mai avuto qualcuno da poter chiamare "Maestro". Nessun Cristo è morto per me. Nessun Budda mi ha indicato una strada. Sulla cima dei miei sogni nessun ApoIlo e nessuna Minerva mi sono mai apparsi per illuminare la mia anima.

(Fernando Pessoa, da "Il Libro dell'Inquietudine di Bernardo Soares")

mercoledì, gennaio 05, 2011

Il superstite


A B.V.
Since then, at an uncertain hour,
Dopo di allora, ad ora incerta,
Quella pena ritorna,
E se non trova chi lo ascolti
Gli brucia in petto il cuore.
Rivede i visi dei suoi compagni
Lividi nella prima luce,
Grigi di polvere di cemento,
Indistinti per nebbia,
Tinti di morte nei sonni inquieti:
Sotto la mora greve dei sogni
Masticando una rapa che non c'è.
"Indietro, via di qui, gente sommersa,
Andate. Non ho soppiantato nessuno,
Non ho usurpato il pane di nessuno,
Nessuno è morto in vece mia. Nessuno.
Ritornate alla vostra nebbia.
Non è colpa mia se vivo e respiro
E mangio e bevo e dormo e vesto panni".

04.02.1984

(Primo Levi, da "Ad Ora Incerta")

martedì, dicembre 28, 2010

I nuovi druidi a Stonehenge per il solstizio d’inverno



In occasione del solstizio di inverno gli eredi dell’antico culto celtico dei Druidi hanno assistito al sorgere del sole tra i giganteschi megaliti di Stonehenge, situati a circa 13 chilometri a nord-ovest di Salisbury, in Inghilterra. Le nevicate non hanno impedito ai seguaci di raggiungere il sito e celebrare il momento in cui il Sole viene a trovarsi alla sua minima declinazione.

(da panorama.it)

venerdì, dicembre 24, 2010

Natale 1988


Buon Natale, Marina,
mia rondine felice
mia adorata figliola
piena di mille grazie,
che non perdoni mai
gli sprechi di denaro:
tu non perdoni
l'usura dei poeti
la loro fantascienza
e l'eterno dolore.
Se tu non mi perdoni
che debbon dire i figli
dell'interno Naviglio
sopra cui giace inerte
la nera poesia,
quelle luci lontane
il seno della colpa
e il lubrico miraggio
di un amore perduto.
Buon Natale, Marina,
per ciò che non ho avuto.

(Alda Merini)