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giovedì, dicembre 16, 2010

Danzare nel vento con la Kemò-vad


Una forma di meditazione dinamica utilizzata migliaia di anni orsono dall’antico druidismo europeo rivive oggi grazie all’attività della Onlus Ecospirituality Foundation e diventa alla portata di tutti


Di forme meditative ne esistono molte e non tutte sono facili da mettere in pratica. Non solo per questioni filosofiche, ma anche e semplicemente fisiche. Restare, per esempio, seduti per molto tempo in posizione meditativa o assumere posture complicate non è da tutti. A volte manca il tempo, a volte la volontà, a volte la fiducia.

Che fare allora?
La “risposta è nel vento” recitava nei primi anni Sessanta il cantautore Bob Dylan e, ancora oggi, in vento ha qualcosa da dire. Ed è qualcosa di essenziale: ritrovare l’armonia perduta, ritrovare se stessi. Kemò-vad, non a caso, significa proprio “danzare nel vento”.

«La Kemò-vad è una tecnica che riassume in sé gli elementi della meditazione dinamica, della ginnastica olistica e della danza sacra dei Popoli naturali», spiega Rosalba Nattero, musicista e istruttrice di Kemò-vad che si adopera, insieme al team di Ecospirituality Foundation, di portare il messaggio degli antichi druidi. E sono proprio loro che, nell’antichità, attraverso «la cultura dell’antico sciamanesimo druidico proponevano l’esperienza della meditazione dinamica come atto individuale per l’attivazione delle energie interiori e per l’interazione con l’ambiente».

Come accennato, non è semplice riuscire a integrare certi concetti nella società attuale che impone ritmi sempre più frenetici e regala poco, pochissimo tempo per se stessi.
La stessa meditazione è «un concetto non facile», sottolineano all’Ecospirituality Foundation. Così come non è semplice «trasportare l’esperienza interiore della meditazione nelle vicende quotidiane di ogni giorno, ed essere sicuri di vivere il senso reale del tutto». Come detto, «i ritmi e le azioni del vissuto di ogni giorno ci costringono molte volte a sottostare a comportamenti e a esigenze che ben poco hanno a che fare con una ricchezza spirituale interiore». La Danza nel vento può offrire la possibilità di entrare in contatto con la dimensione perduta di noi, con la natura che è dentro noi e con la natura che ci circonda, e di cui facciamo parte.
«Naturalmente la Kemò-vad non è una danza vera e propria. Rappresenta una via di mezzo tra l’arte ginnica e un’arte marziale dolce, dove l’avversario non è inteso come un altro uomo ma come la possibilità di interazione con l’esistenza», precisano all’Ecospirituality Foundation.

Per comprendere meglio e conoscere questa affascinante disciplina, Giancarlo Barbadoro - fondatore della Ecospirituality Foundation Onlus, delegato ONU e rappresentante di sei organizzazioni indigene - ha pubblicato un libro dal titolo Danzare nel Vento - Armonia e benessere della Kemò-vad, Edizioni Triskel, con cui è possibile, in modo semplice e pratico, conoscere questa antica disciplina che è parte del patrimonio della tradizione celtica.
“Attraverso la Kemò-vad si può attivare e indirizzare la Korà, l’energia vitale e evolutiva interiore, verso la realizzazione della propria coscienza cosmica. Danzare nel vento per divenire aria nell’aria, per poter realizzare la dimensione alchemica della trasformazione spirituale del proprio essere interiore. Nel vento incontriamo il silenzio con cui si mostra la vera natura dell’esistenza. Un silenzio che ci fa dimenticare le problematiche del momento e ci conduce, come fanciulli, alla soglia del mistero che anima l’universo”, spiega l’autore nel libro.
Altro libro interessante per poter approfondire la cultura e la tradizione celtica è Il Cuore Antico – Keltia Editrice - scritto da Barbadoro insieme a Rosalba Nattero. Qui gli autori hanno raccolto le testimonianze e le esperienze delle antiche famiglie celtiche del Nord e Centro Europa per dare continuità alla tradizione druidica.


(articolo tratto da www3.lastampa.it/benessere/sezioni/medicina-naturale)

mercoledì, dicembre 09, 2009

ArcheoDanza



da da www.ontanomagico.altervista.org

di Gabriella Artioli e Alessandro Cirillo


LE DANZE RITUALI DEL MONDO ANTICO

Durante le festività celtiche riti e danze avevano lo scopo di permettere agli esseri della Terra di entrare in contatto con le forze del Cielo.
In occasione di queste feste si ballavano soprattutto danze di “cerchio” e di “fila” che sono tra le più antiche e si ritrovano ancora oggi nei costumi di molte popolazioni europee (ad esempio la danza del palo della cuccagna o la danza macabra).


SAMMHAIN

(conosciuta nelle nostre tradizioni con il nome di Festa delle Lumere) era la festa più solenne dell’anno celtico: oltre ai riti di passaggio nell’anno nuovo, si ballava saltando abbracciati in fila o cerchio, si facevano grandi bevute e si credeva che ai festeggiamenti partecipassero anche gli Antenati. Infatti, i defunti, per la legge dei contrari, apportano la vita rappresentata simbolicamente da dolci tipici e doni, come ancora si tramanda in molte delle nostre regioni.


DANZA DEL LABIRINTO

Tutte le danze di gruppo possono definirsi labirinti, hanno un inizio (entrata), un percorso fatto di molteplici figure più volte ripetute e spesso non hanno una via di uscita se non quella di finire le danza in un momento preciso al termine della musica.
Questo simbolo rappresenta un vero e proprio mistero: compare infatti in luoghi (e con una ampissima diffusione) e tempi diversissimi tra di loro. Il suo significato è un enigma. Alcuni studiosi ritengono che si tratti di un "percorso rituale", confinandolo così nel campo religioso-mistico.

mercoledì, novembre 11, 2009

La Danza degli Spettri




Dopo l’uccisione di Cavallo Pazzo e il ritorno forzato di Toro Seduto con la sua tribù nella riserva di Standing Rock, la civiltà bianca e religiosa ora li costringeva ad una grande trasformazione del loro stile di vita, da grandi cacciatori e grandi guerrieri a essere solo dei poveri contadini. Questi uomini, la grande Nazione non esisteva più, non aveva più nulla, solo miseria e fame.

La civiltà dei bianchi, oltre ad aver sconfitto il popolo rosso, era riuscita a mettere indiano contro indiano attraverso trattati mai rispettati e a gelosie interne e le Agenzie ne erano l’esempio lampante. Lo stesso Toro Seduto con amarezza constatava:

“ Il solo indiano rimasto sono io.”

Fu il 1° gennaio del 1889 durante un eclisse “ in cui il sole morì”, che un giovane stregone Paiute della riserva di Pyramid Lake nel Nevada Occidentale, che si chiamava Wo-vo-Ka, dichiarò di essere stato in sogno dal Grande Spirito e che il Grande Spirito gli avrebbe detto:

“ Tornerà un nuovo Messia sulla terra non sarà bianco perché i bianchi lo hanno rinnegato e ucciso, ma sarà indiano.”


Il nuovo Messia sarebbe arrivato dall’Ovest con tutte le Nazioni degli Indiani morti, con bisonti e cavalli e vivi e morti si sarebbero riuniti per dare vita ad un nuovo mondo.

Inoltre il Grande Spirito gli aveva dato ordine di insegnare agli indiani di amarsi l’uno con l’altro e a celebrare la Gost Danze, cioè la danza degli spettri.

L’annuncio di Wo-vo-ka non ebbero grande presa nei Paiute, ma si diffuse a macchia d’olio nelle Praterie. Impressionò i Sioux, i Cheyenne, i Kiowa e gli Arapaho. Furono mandati degli emissari, tra cui due grandi capi dei Sioux, Short Bull e Kicking Bear ad incontrare Wo-vo-ka. Furono propri gli emissari ad insegnare agli indiani la danza degli spettri, la nuova religione e spiritualità. Kicking Bear dichiarò di essere stato in cielo dal Grande Spirito che gli aveva detto:

“ Io coprirò la terra con un nuovo sole, sotto il quale tutti i bianchi verranno sepolti. La rivestirò di un’erba dolce, di acque limpide e di alberi; mandrie di bisonti e di cavalli la percorreranno…Mentre rinnoverò il mondo, i miei figli rossi che danzeranno e pregheranno verranno chiamati tra gli spiriti…Essi non hanno nulla da temere dai bianchi, poiché farò sì che la loro polvere non si accenda…E se un uomo rosso muore per mano di un bianco, egli sarà accolto nel regno degli spiriti e ritornerà la primavera seguente…”.

Durante la danza la gente cadeva in trance e vedeva i propri familiari defunti. Per gli indiani ogni preghiera che otteneva risultati spirituali era una buona preghiera e quindi sia i più scettici che coloro che non credevano al potere della nuova religione provavano almeno una volta a danzare.

Lo stesso Toro seduto disse:

“ E’ impossibile che un morto torni a vivere,”

ma lasciò libera la sua tribù di parteciparvi ed anche lui stesso vi partecipò piangendo sua figlia morta.

Tutti, e ovunque, gli indiani incominciarono a danzare e ad amarsi.

La particolarità dei danzatori era quella di indossare indumenti sacri ( chiamati dai bianchi – casacche degli spettri -) che erano dipinti con raffigurazioni del sole, della luna, delle stelle, dell’aquila, della gazza e del bisonte, ma soprattutto erano a prova di proiettile. La danza degli spettri era una variante della danza del sole. Dopo essersi purificati nelle capanne sudatorie, uomini e donne si tenevano per mano e si disponevano in uno o più ampi cerchi che ruotavano intorno all’albero sacro, allargandosi e stringendosi a seconda che i danzatori si allontanavano o si avvicinavano al centro. Veniva eseguita di notte e le forme ricoperte dai drappi bianchi alla luce del fuoco acceso prendevano l’aspetto di fantasmi. Una volta terminata la danza tutti fumavano la grande pipa e ascoltavano le parole dell’uomo medicina.

La danza degli spettri ebbe l’onore di ridare un po’ di dignità a quel popolo che aveva perso tutto, dapprima la stampa, poi il governo, le agenzie indiane e infine anche l’esercitò, pensarono che gli indiani si preparavano ad una nuova guerra, ipotesi assolutamente non vera.

La danza degli spettri da lì a pochi mesi si sarebbe esaurita da sola. Era una danza innocua, pacifica.

Il popolo rosso, gli indiani sapevano benissimo che la grande Nazione non esisteva più, non avevano più nulla, erano di un’inferiorità numerica spaventosa e non avevano nessun desiderio di scatenare una guerra.

I bianchi invece la presero subito a pretesto e ignobilmente vollero dapprima imprigionare Toro Seduto con l’aiuto di Pecos Bill ma non riuscendovi lo fecero uccidere dagli uomini dell’agenzia. Dopo alcuni giorni ci fu il massacro di Wounded Knee, dove vennero trucidati e uccisi donne, anziani e bambini.

Con l’appoggio della chiesa le cerimonie e tutte le danze del popolo rosso furono proibite.

I bambini vennero sradicati e portati via con la forza ai genitori e messi in squallidi collegi religiosi dei bianchi, dove gli veniva proibito di parlare la loro lingua, dove venivano seviziati, maltrattati, offesi, umiliati, fatti morire di fame e stenti e soprattutto insegnandoli a vergognarsi di essere nati indiani.

Tutto questo avveniva con la benedizione del governo americano e della chiesa cristiana.


( Alcuni studiosi, ci dicono che la danza degli spettri o qualcosa di simile veniva praticata in alcune tribù Apache, già prima di quel famoso 1° gennaio 1889 ).

Fonte: Jean Pictet – la grande storia degli indiani d’america – Edizioni Mondatori.

Stanley Vestal – Toro Seduto – Edizioni Mursia.

giovedì, novembre 05, 2009

La Danza Anti-Pioggia di Ed l'Arcidruido



Tratto da “La Repubblica” — 11 agosto 1999 pagina 5 sezione: CRONACA

ST. MERYNN (Cornovaglia) - E adesso questo chi è, il Mago Merlino? "No, sono Edward Prynn, l' Arci-druido della Cornovaglia. Ma mi chiami solo Ed". Per chi ama i tipi eccentrici, Ed è il massimo della vita. Ha una tunica bianca con i bordi dorati, i capelli bianchi con i riflessi argentati e uno sguardo azzurro sull' infinito. Sembra un fumetto. E’ un vero druido. Un erede dei famosi sacerdoti celtici. Quando lo incontri, alle prese con i preparativi dell' eclisse di sole, da un momento all' altro ti aspetti di vedere spuntare fuori i celebri compagni di strada del druido, Asterix e Obelix quello del menhir. Già, perché qui ci sono anche i menhir. Il giardino del piccolo cottage di Ed è pieno di menhir, gigantesche pietre piantate nel terreno. "è la mia piccola Stonehenge" dice evocando quello che è uno dei più grandi misteri archeologici di tutti i tempi, il circolo di megaliti della piana di Salisbury, a quattro ore di auto da qui. Per i pochi turisti accorsi in Cornovaglia per l' eclissi di stamattina, l' Arci-druido è una vera manna. L' unica emozione in grado di compensare la delusione per l' atmosfera da flop commerciale che si respira ovunque e per il tempo brutto che renderà probabilmente impossibile la visione del sole nero. Per questo la notizia che l' Arci-druido della Cornovaglia avrebbe organizzato una danza contro la pioggia, ha richiamato decine di curiosi in questo piccolo villaggio di mare, lontano dal fracasso dei festival allestiti in fretta per fare business sull' eclisse e dai camping desolatamente deserti. Eccoci a St. Merynn, quattro casette in fila e all' ingresso un ristorante di pesce con una grossa signora sulla porta della cucina. Conosce mica un certo Ed il Druido? "Andate anche voi da quel pazzerellone di mio padre? Buon divertimento. Lui adora gli italiani, la sua prima moglie era di Caserta...". Nel frattempo Ed è in giardino, con una mezza dozzina di druidi e almeno il doppio di visitatori. "Questa" fa Ed indicando una grossa lastra incassata nel prato inglese, "è la famosa pietra del giudizio di cui parla il mago Merlino. Mentre quella specie di tetto sopra i due menhir è il letto dell' angelo. E la vedete quella pietra triangolare laggiù con un grosso foro al centro? Lì, durante l' eclisse, ci faremo i matrimoni druidici". Cioè? "L' uomo e la donna si mettono uno di spalle all' altro appoggiati alla pietra quando la luna oscura il sole, e zac, il gioco è fatto, sono sposati, senza bisogno di pagare avvocati". Sposati sposati? "Solo per un anno e un giorno. Nei matrimoni druidici funziona così poi se ti piace lo puoi sempre rifare. Stavolta c' è una coppia che torna, vero Glynis?" fa Ed rivolgendosi alle moglie, un donnone ricciuto con la tunica che lo segue passo passo. La storia dell' Arci- druido è così bella che la diresti un' invenzione dell' Ufficio per la promozione della Cornovaglia. Ha 62 anni, ma gliene dai tranquillamente un' ottantina. Da piccolo ha fatto qualunque mestiere, ma è stato scavando pietre in una cava che attorno ai trent' anni ha quasi perso la vista. "Nella vita, dice, ci sono incidenti che sembrano la fine del mondo. Per me è stato l' inizio di tutto". Ed chiede di comprare un piccolo terreno dove andava a raccogliere il mais: lo ottiene per 50 sterline. E lì riscopre le radici celtiche della Cornovaglia. E costruisce la sua Stonehenge. "All' inizio eravamo in venti, alla fine seicento. Li vede quei nomi là?". La parete del lato corto del villino è ricoperta di targhe grigie con i nomi colorati. "Quelli blu mi hanno aiutato un po' , quelli rossi di più, quelli d' oro tantissimo". In blu c' è anche "Margaret Thatcher, primo ministro". "è venuta a trovarmi, mi ha anche scritto una lettera". Sul lato lungo invece c' è il nuovo Pantheon dei Celti, i nomi delle persone "eccentriche e di genio da ammirare". Alfred Nobel, Leonardo da Vinci, Pierre de Coubertin, Cristoforo Colombo. Ma anche Buffalo Bill, Forrest Mars (degli omonimi torroncini al cioccolato) e il signor Coca Cola, John Pemberton. Per non parlare di Pelè, 007, Gagarin e Tina Turner "always the best". Ma come si diventa druidi? "Per caso, un giorno ho sentito che dovevo farlo. Nella vita bisogna fare delle pazzie". E così si è nominato Arci-druido. "Come capo del culto per prima cosa ho cambiato le regole: ora dal candidato si pretende qualcosa di magico, di spirituale". Per esempio? "Prenda quel bastoncino, lo afferri dai due rami e chiuda gli occhi. Lo vede che si muove?". In effetti si muove. "Le do il certificato di druido semplice, con lei siamo a quota 4098 nel mondo". Ma a che serve? "A conoscere i nostri segreti. Vede, l' eclisse è un momento fantastico. Il Sole e la Luna che si coprono sono come un uomo e una donna che fanno l' amore. E durante l' eclisse noi qui faremo tutti l' amore". E il vostro segreto qual è? Il segreto è che domani in Cornovaglia nascerà il nuovo mago Merlino. E ora perché non partecipa anche lei alla danza del sole? Mi creda è una cosa molto sexy...". - dal nostro inviato RICCARDO LUNA