domenica, ottobre 28, 2012

Amore, vola da me con l'aeroplano di carta della mia fantasia



Amore,
vola da me
con l'aeroplano di carta
della mia fantasia,
con l'ingegno del tuo sentimento.
Vedrai fiorire terre piene di magia
e io sarò la chioma d'albero più alta
per darti frescura e riparo.
Fa' delle due braccia
due ali d'angelo
e porta anche a me un po' di pace
e il giocattolo del sogno.
Ma prima di dirmi qualcosa
guarda il genio in fiore
del mio cuore.



Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"
 

martedì, settembre 11, 2012

I 30 anni di Nebraska


America Nuda – Bruce Springsteen e i 30 anni di Nebraska

Tra il torrenziale eclettismo di The River e il pop rock vincente di Born In The USA, Bruce Springsteen si concesse una deviazione imprevista, inseguendo la sua musa a scapito del buon senso e di ogni piano di marketing. Trenta anni fa scelse di pubblicare Nebraska nella versione demo, lasciando che i nastri casalinghi registrati con un quattro tracce diventassero il prodotto finito. Si lasciò così spiare dal pubblico nel momento del processo creativo: i suoi appunti, buttati giù in perfetta solitudine e originariamente destinati alla E Street Band, erano già abbastanza forti per farsi strada da soli. Anzi, erano talmente vibranti di vita ed emozione da fargli rifiutare d'istinto ogni ritocco. Bastavano la sua voce – sempre in primo piano, più che mai efficace e duttile, commovente senza alcuna ostentazione – la sua chitarra acustica Gibson J-200, pochi altri strumenti (su tutti spiccano la chitarra elettrica di Open All Night, e l'armonica che traccia i panorami della title track) e qualche sovraincisione.

Oggi il lo-fi è un'attitudine frequente, talora solo un trucco. All'epoca, per una rock star come Bruce, si trattava invece di un grosso rischio, figlio dell'urgenza di esprimersi e del desiderio di affermare la propria individualità, dimostrando di poter fare a meno di una band fenomenale o della scintillante produzione alla Phil Spector che aveva segnato Born To Run.

Springsteen scelse la veste spoglia di Nebraska non per un break-up album o per un'analisi diretta del proprio mondo interiore, ma per guardare invece l'America, e raccontare ancora una volta le sue storie. In Open All Night paragona le strade del New Jersey a un paesaggio lunare, e per tutto l'album l'America sembra una terra immobile, sconfinata e aliena, dove da un momento all'altro la quiete può essere interrotta dalla violenza, dal dramma, o dai disperati sforzi per vivere e resistere tentati dalle sue creature. In Nebraska scorre il sangue, e Springsteen sa districarsi perfettamente tra l'empatia di chi si riconosce nei personaggi che ha creato, e il distacco di chi sa di essersi salvato dalla loro stessa sorte. Schiva tanto la commiserazione quanto il cinismo, semplicemente racconta, una storia dopo l'altra.

In Highway Patrolman c'è Joe Roberts, che fa il poliziotto, e ha un fratello, Franky, un reduce che la guerra ha portato dal lato opposto della legge. “Franky ain't no good”, riflette Joe, e in poche parole rassegnate riassume la sfida invincibile che il destino gli ha assegnato. Inevitabilmente arriva il momento in cui Franky spara a qualcuno, e Joe affronta la propria sconfitta lasciando fuggire Franky oltre confine. È un assassino anche il protagonista di Johnny 99, spinto a uccidere da una crisi economica che rende pazzi, e condannato a 99 anni di prigione, tanto da fargli invocare la pena di morte. Sulla sedia elettrica finisce Charles Starkweather, voce narrante della title track, che a soli diciott'anni, accompagnato dalla tredicenne Caril, uccide dieci persone: una terribile storia vera raccontata anche dal film Badlands/La rabbia giovane. “Per un po', signore, io e lei ci siamo divertiti”, riflette Charles, prima di arrivare alla sua morale contorta: “Volevano sapere perché ho fatto quel che ho fatto. Beh, signore, immagino che al mondo non ci sia altro che cattiveria”.

Misfatti poco chiari aleggiano nei due episodi più potenti dell'album. Il protagonista di Atlantic City, terrorizzato dall'idea di diventare un perdente, sceglie di avere a che fare col mondo del crimine dietro al gioco d'azzardo, e accetta di fare un lavoretto sporco per qualcuno. Ovviamente, prendersi un rischio simile equivale a condannarsi da soli, ma la disfatta è implicita, evocata dalla musica, non c'è nemmeno bisogno di infierire.

L'uomo solitario che guida la sua auto in State Trooper schiaccia il piede sul pedale e pensa: “La mia coscienza è chiara, so le cose che ho fatto. Signor poliziotto, per favore non mi fermi”. La pulsazione ossessiva, ispirata dai ritmi dei Suicide, lascia bene intendere come anche questa corsa sia senza speranza. Springsteen non è mai stato tanto cupo nei suoi testi, nemmeno nella feroce introspezione di Darkness On The Edge Of Town. Aspettarsi un destino diverso per certe “vittime di questo mondo” forse non è diverso dall'illusione di chi, all'inizio di Reason To Believe, continua a pungolare un cane morto con un bastone, aspettandosi che prima o poi dia qualche segno di vita. Nemmeno il passato può consolare: la visione in un sogno della casa paterna, in My Father's House, è un richiamo che porta a confrontarsi con una realtà inesorabile: “Mi spiace, figliolo, qui non abita più nessuno con quel nome”.

Già con Born In The USA, Springsteen avrebbe ricominciato a fare entrare la luce anche nelle sue storie più cupe. Nebraska rimane però ancora oggi, trenta anni dopo la sua pubblicazione, un momento imprescindibile del suo percorso artistico, un disco volutamente unico, conficcato come un coltello a serramanico nel cuore degli anni Ottanta.


(da http://www.gibson.com)

martedì, agosto 28, 2012

R.I.P.


Cavalli corpi e lance rotte
si tingono di rosso,
lamenti di persone che muoiono da sole
senza un Cristo che sia là.

Pupille enormi volte al sole
la polvere e la sete
l'affanno della morte lo senti sempre addosso
anche se non saprai perchè.

Requiescant in pace. Requiescant in pace. Requiescant in pace. Requiescant in pace.

Su cumuli di carni morte
hai eretto la tua gloria
ma il sangue che hai versato su te è ricaduto
la tua guerra è finita
vecchio soldato.

Ora si è seduto il vento
il tuo sguardo è rimasto appeso al cielo
sugli occhi c'è il sole

nel petto ti resta un pugnale
e tu no, non scaglierai mai più

la tua lancia per ferire l'orizzonte
per spingerti al di là

per scoprire ciò che solo Iddio sa
ma di te resterà soltanto

il dolore, il pianto che tu hai regalato
per spingerti al di là
per scoprire ciò che solo Iddio sa.

Per spingerti al di là,
per scoprire ciò che solo Iddio sa...





"Banco del mutuo soccorso", 1972, il cosiddetto salvadanaio

(musica: V. Nocenzi / testo: F. Di Giacomo, V. Nocenzi)

Ascolta R.I.P.

venerdì, agosto 17, 2012

Le 10 copertine più belle della storia del rock



Secondo la rivista Rolling Stone, le copertine dei dischi più belle sono queste...
partiamo dalla decima posizione:

10. The Velvet Underground, 'The Velvet Underground & Nico'
09. Pink Floyd, 'Wish You Were Here'
08. Bruce Springsteen, 'Born To Run'
07. The Beatles, 'Revolver'
06. The Rolling Stones, 'Sticky Fingers'
05. The Clash, 'London Calling'

...e per un soffio fuori dal podio, ancora loro...

04. The Beatles, 'Abbey Road'

... ed ora il podio...

03. Nirvana, 'Nevermind' (il disco più recente dei dieci in classifica, datato 1991)
02. Pink Floyd - Dark Side Of The Moon

...e al primo posto... sempre loro...

01. The Beatles, 'Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band'


Clicca qui per vedere le immagini di tutte le copertine in classifica (dal sito di Rolling Stone)

Io sono sostanzialmente d'accordo con la classifica.. anche se magari avrei aggiunto almeno un album di Neil Young... Tipo il classicissimo Harvest oppure il malinconico On The Beach (vedi sotto)... ma vabbè... sempre splendide copertine..!



Elvis Presley, i fan ricordano il mito di Memphis a 35 anni dalla morte






Ogni anno, il 16 agosto, migliaia di fan di Elvis Presley si recano a Graceland in Tennessee per rendere omaggio al re del rock'n roll. Ma quest'anno è una ricorrenza speciale perché ricorrono i 35 anni dalla sua morte e i 30 anni dall'apertura di Graceland. E Memphis si è preparata a celebrarli in grande stile. (ansa)





(da http://www.repubblica.it)

lunedì, agosto 06, 2012

Contro il dolore


E' difficile compito di ogni uomo diminuire per quanto puo' la tremenda mole di questa "sostanza" che inquina ogni vita, il dolore in tutte le sue forme; ed è strano, ma bello, che a questo imperativo si giunga anche a partire da presupposti radicalmente diversi.





[Da Primo Levi, L'altrui mestiere]





venerdì, luglio 06, 2012

Brick the LP




Aaron Savage, designer e fotografo inglese, si è di recente cimentato nel ricreare molte famose cover di LP Pop e Rock ricostruendole con i Lego.. ecco alcune delle migliori..


Ed ecco qui sotto il link al suo sito con tutte le cover...
Brick the LP



giovedì, giugno 28, 2012

La morte è la curva della strada


La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.
La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno s'è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.



(F. Pessoa)

sabato, maggio 05, 2012

Il Canto dell'Odio

 

Quando tu dormirai dimenticata sotto la terra grassa 
E la croce di Dio sarà piantata ritta sulla tua cassa
Quando ti coleran marce le gote entro i denti malfermi
E nelle occhiaie tue fetenti e vuote brulicheranno i vermi
Per te quel sonno che per altri è pace sarà strazio novello
E un rimorso verrà freddo, tenace, a morderti il cervello. 
Un rimorso acutissimo ed atroce verrà nella tua fossa 
A dispetto di Dio, della sua croce, a rosicchiarti l'ossa. 
Io sarò quel rimorso. Io te cercando entro la notte cupa, 
La mia che fugge il dì, verrò latrando come latra una lupa;
 Io con quest'ugne scaverò la terra per te fatta letame 
E il turpe legno schioderò che serra la tua carogna infame. 
Oh, come nel tuo core ancor vermiglio sazierò l'odio antico, 
Oh, con che gioia affonderò l'artiglio nel tuo ventre impudico! 
Sul tuo putrido ventre accoccolato io poserò in eterno, 
Spettro della vendetta e del peccato, spavento dell'inferno: 
Ed all'orecchio tuo che fu sì bello sussurrerò implacato 
Detti che bruceranno il tuo cervello come un ferro infocato.
 Quando tu mi dirai: perché mi mordi e di velen m'imbevi? 
Io ti risponderò: non ti ricordi che bei capelli avevi? 
Non ti ricordi dei capelli biondi che ti coprian le spalle 
e degli occhi nerissimi, profondi, pieni di fiamme gialle? 
E delle audacie del tuo busto e della opulenza dell'anca? 
Non ti ricordi più com'eri bella, provocatrice e bianca? 
Ma non sei dunque tu che nudo il petto agli occhi altrui porgesti
 E, spumante Liscisca, entro al tuo letto passar la via facesti? 
Ma non sei tu che agli ebbri ed ai soldati spalancasti le braccia, 
Che discendesti a baci innominati e a me ridesti in faccia? 
 Ed io t'amavo, ed io ti son caduto pregando innanzi e, 
vedi, quando tu mi guardavi, avrei voluto morir sotto a' tuoi piedi. 
Perché negare - a me che pur t' amavo - uno sguardo gentile, 
quando per te mi sarei fatto schiavo, mi sarei fatto vile? 
 Perché m'hai detto no quando carponi misericordia chiesi,
 e sulla strada intanto i tuoi lenoni aspettavan gl'Inglesi?
 Hai riso? Senti! Dal sepolcro cavo questa tua rea carogna, 
nuda la carne tua che tanto amavo l'inchiodo sulla gogna,
 E son la gogna i versi ov'io ti danno al vituperio eterno, 
a pene che rimpianger ti faranno le pene dell'inferno. 
Qui rimorir ti faccio, o maledetta, piano a colpi di spillo, 
e la vergogna tua, la mia vendetta tra gli occhi ti sigillo.



(di Olindo Guerrini, noto con gli pseudonimi di «Lorenzo Stecchetti», «Argia Sbolenfi», «Marco Balossardi», «Giovanni Dareni», «Pulinera», «Bepi» e «Mercutio»)